IFRS 13

“FAIR VALUE MEASUREMENT”

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Il 12 Maggio 2011 lo IASB ha pubblicato l’ IFRS 13 “Valutazione del Fair value” che fornisce una guida completa su come valutare il fair value di attività e passività finanziarie e non finanziarie. Nel Dicembre 2012 il relativo processo di endorsement nella Gazzetta Ufficiale dell’Unione Europea si è completato.

La pubblicazione dell’ IFRS13 nasce dall’esigenza di riunire in un unico principio contabile internazionale le disposizioni relative alla valutazione del fair value ed alla relativa informativa. Attualmente infatti le disposizioni relative alla valutazione del fair value sono contenute in diversi principi che forniscono indicazioni non sempre coerenti a livello di dettaglio e contenuti.

Il nuovo principio si applica tutte le volte che un altro Standard richieda la misurazione di un’attività o passività al fair value, ad eccezione delle operazioni con pagamento basato sui azioni rientranti nell’ IFRS 2, delle operazioni di leasing rientranti nel principio IAS 17 e sulle valutazioni che presentano alcune similarità con il fair value ma non lo sono, quali il valore netto di realizzo di cui allo IAS 2 Rimanenze o il valore d’uso di cui allo IAS 36 Riduzioni di valore delle attività.

Inoltre, le informazioni integrative richieste non sono necessarie per le attività a servizio del piano previste dallo IAS19, per gli investimenti per piani previdenziali in conformità allo IAS 26 e per il fair value al netto dei costi di vendita determinato nel test di impairment previsti dallo IAS 36.

Ogni Società dovrà applicare il principio IFRS13, al più tardi, a partire dai bilanci degli esercizi che hanno inizio dal 1° Gennaio 2013 o in data successiva.

IFRS 13

L’ IFRS 13 definisce il fair value come: “il prezzo che si percepirebbe per la vendita di un’attività ovvero che si pagherebbe per il trasferimento di una passività in una regolare operazione tra operatori di mercato alla data di valutazione”. Si tratta di una definizione di fair value che, nel caso degli strumenti finanziari, sostituisce quello precedentemente riportata nello IAS 39 Strumenti finanziari: rilevazione e valutazione.

Secondo il principio, ai fini della determinazione del fair value, occorre considerare:

  • il livello al quale un’attività o una passività finanziaria è aggregata o disaggregata per essere rilevata ai fini IFRS;

  • il mercato principale o maggiormente vantaggioso nel quale potrebbero essere effettuate le transazioni per l’attività o passività oggetto di valutazione;

  • le tecniche di valutazione più appropriate per la stima del fair value: tali tecniche dovrebbero prevedere maggiormente l’utilizzo di dati di input osservabili e ridurre l’utilizzo di dati non osservabili;

  • il fair value delle passività finanziarie e degli strumenti di capitale di un’entità è determinato ipotizzando che lo strumento venga trasferito alla data di valutazione, ma non estinto. Nella determinazione del fair value viene esplicitamente richiesto di considerare il non-performance risk, il quale comprende il rischio di credito proprio dell’emittente dello strumento.

Il principio impone che qualora esistano transazioni direttamente osservabili sul mercato, la determinazione del fair value è immediata. In assenza di tali condizioni occorre far ricorso a tecniche di valutazione; al riguardo l’IFRS 13 propone le seguenti tecniche di valutazione:

  • Market approach: con tale tecnica viene fatto ricorso a prezzi ed altre informazioni relative a transazioni che hanno coinvolto attività o passività finanziarie identiche o similari. Rientrano in tale ambito le valutazioni basate sulla determinazione dei multipli di mercato;

  • Cost approach: il fair value è rappresentato dal costo di sostituzione di un’attività finanziaria;

  • Income approach: il fair value è pari al valore attuale dei flussi futuri. Tali tecniche possono essere basate sul valore attuale oppure essere modelli di option pricing basati, ad esempio, sulla formula di Black-Scholes-Merton.

Nel calcolo del fair value di un’attività finanziaria è prevista l’inserimento di un fattore di aggiustamento del fair value che identifichi il cosiddetto rischio di controparte (CVA).

Tale rischio di credito deve essere quantificato come lo determinerebbe un operatore di mercato nella definizione del prezzo di acquisto di un’attività finanziaria.

Nella determinazione del fair value di una passività finanziaria, l’ IFRS13, prevede che si debba tenere quantificare anche un fattore di aggiustamento del fair value riferibile al proprio rischio di credito (DVA).

Come precedentemente detto, la determinazione del fair value degli strumenti finanziari dovrebbe utilizzare tecniche di valutazione che massimizzino il ricorso a dati di input osservabili sul mercato. A tal fine l’ IFRS 13 propone una classificazione delle tecniche di valutazione utilizzate:

  • Livello 1: include i prezzi quotati in mercati attivi per attività o passività identiche a quelle oggetto di valutazione;

  • Livello 2: rientrano in questo livello i dati di input osservabili, differenti da quelli inclusi nel livello 1, come i prezzi quotati in mercati attivi o passività simili; i prezzi quotati in mercati non attivi per attività o passività identiche o le curve di tassi di interesse, ecc…;

  • Livello 3: dati non osservabili. Il ricorso a tali dati di input è ammesso qualora non siano disponibili dati di input osservabili. L’ IFRS 13 precisa che tali dati dovrebbero riflettere le ipotesi che i partecipanti al mercato assumerebbero nella individuazione del prezzo per le attività e le passività oggetto di valutazione.

Riflessi sulle test di efficacia dei derivati designati in hedge accounting:

Per i derivati designati in hedge accounting, gli effetti derivanti da variazioni del credit risk nel fair value degli stessi sono una tipica fonte di inefficacia della relazione di copertura poichè tali variazioni vengono prese in considerazione solo nel Fair Value dello strumento di copertura e non in quello dello strumento coperto.

L’introduzione del rischio di credito nei test di efficacia è richiesta sia nel caso di derivati con Fair Value positivo (CVA) che di derivati con Fair Value negativo (DVA).

 

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